sabato 22 gennaio 2011

LA DIGNITA' NEGATA (E IGNORATA) DEL TEATRO

Milano, 18-22 gennaio 2011. Quella che terminerà domani sarà stata una delle settimane di questa preoccupata e travagliata stagione a più alta densità di debutti. I teatri milanesi hanno visto una incredibile concentrazione di prime; ne abbiamo contate undici, e siamo sicuri che qualcuna ci è sfuggita. Da "Cuore di cactus" dell'eccellente Fausto Russo Alesi al Parenti (18) a "L'avaro" del Teatro delle Albe all'Elfo Puccini (21); da "Malamore" al Tieffe Teatro Menotti (19) ad "Avevo un bel pallone rosso" al Teatro Litta (18); da "Sogno di una notte d'estate" di Cecchi al Parenti alle "Mammole" all'Elfo Puccini. E ancora: "Giotto" al Teatro della Cooperativa, "Il vespro della Beata Vergine" di Antonio Tarantino al Litta, "Paladini di Francia" al Teatro Verdi, "Flags" con Beppe Rosso al Teatro Ringhiera, "Notti bianche" del giovane regista diplomato Paolo Grassi Alberto Oliva al Teatro Oscar. Senza contare gli spettacoli con due recite nel weekend.
Ebbene, conoscendo i tempi e soprattutto gli spazi riservati alla critica ho atteso con impazienza questo giorno di sabato, in cui i maggiori quotidiani nazionali ("Corriere della sera" e "Repubblica") dedicano qualche rigo in più al teatro, sicura di leggere qualche recensione. La mia attesa è sfociata in una arrabbiata delusione di fronte al vuoto delle pagine di cultura e spettacolo. I due quotidiani citati non hanno riservato spazio a nessuno degli spettacoli che hanno debuttato questa settimana. Diciamo meglio: a nessuno spettacolo milanese. Forse che Milano non ha più questo presunto (e, a questo punto, presuntuoso?) primato nazionale di "città del teatro" (come già insunuato dai Premi Ubu 2010, assegnati a nessuno spettacolo passato da Milano)? Problema di altro genere. Qui ci preme dire come su pagine nazionali, locali, inserti le uniche tracce sbiadite di teatro sono state: Emma Dante e la presentazione di "Trilogia degli occhiali" - che almeno noi milanesi potremo vedere a metà febbraio al CRT ("Repubblica", pagina nazionale), il giochino delle domandine (basta chiamare in causa Proust!) a Franca Valeri (inserto di "Repubblica"), intervista a Scamarcio, prossimo al debutto nel panni di Romeo (sorrisino sornione in merito a quanto gli andranno larghi quei panni...) e intervista ad Anna Marchesini. Bè, c'è sempre il paginone curato da Franco Quadri sulla "Repubblica" a salvarci - ci siamo dette. No, questa settimana non solo Quadri non ha scritto, ma anche in questo caso non sono comparsi spettacoli andati in scena in una delle oltre trenta sale teatrali milanesi. 
Insomma un'anemia totale che potrebbe far pensare al lettore sprovveduto che il teatro sia in agonia produttiva. La maniera migliore per negare la dignità del riconoscimento dell'esistenza e dell'essenza di un'entità è ignorarla, fingere che non ci sia. Salvo dedicare paginoni ai problemi dei lavoratori della Scala, che vengono strumentalizzati per parlare di altri problemi che coinvolgo la cittadinanza nazionale. Perché in fondo è questa la triste immagine che si profila come un'ombra su questo settore: che le difficoltà dello spettacolo dal vivo riguardano solo i dipendenti dei teatri (mentre invece, e giustamente, i problemi degli operai della Fiat riguardano l'Italia tutta). Insomma sembra che l'opinione pubblica guardi al teatro come si guarda il barbone deformato che chiede l'elemosina: sai che è lì, ma la sua sofferenza non ti riguarda e ti giri dall'altra parte.
Dimenticavo: una recensione è uscita, l'unica. Quella su Lucrezia Lante della Rovere (dove non si è dimenticato di scrivere che presente alla prima c'era anche Giorgio Armani, che ha disegnato gli abiti di scena). Casualità?
Non ci resta che sperare nell'inserto culturale di domani del "Sole 24 Ore".

2 commenti:

  1. La mia triste riflessione a riguardo è:
    il teatro, se fatto bene, è un mezzo molto potente che può influire sulla coscienza e la percezione delle persone. Può portare ad agire e a reagire.
    Per questo fa paura alle classi di potere...è meglio convincere (e convincersi) che il teatro sia come il barbone.
    La realtà è ben diversa...ma a chi interessa la verità?
    La verità ormai è demodé.

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  2. Come ha detto Saviano in occasione dei Premi Ubu 2010, "oggi chi fa teatro e chi va a teatro compie un atto civile, un atto democratico e contro questo potere politico. In una parola chi fa teatro e chi va a teatro è pericoloso".

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